Gaetano Colli
LA BIBLIOTECA DELL’ISTITUTO DI STORIA DEL DIRITTO ITALIANO
DELL’UNIVERSITÀ DI ROMA “LA SAPIENZA”*

 Il passaggio dell’Università di Roma dalla sede storica alla Città Universitaria, inaugurata il 31 ottobre 1935, oltre alle evidenti modifiche di carattere logistico, comportò anche importanti trasformazioni didattiche e organizzative. Di particolare rilievo, per la Facoltà di Giurisprudenza, fu la decisione - attuata con una apposita Convenzione stabilita tra il Ministero dell'Educazione Nazionale e l'Università - di aggregare la sua preesistente Biblioteca, assieme a quelle delle Facoltà di Lettere e di Scienze Politiche, alla Biblioteca Universitaria Alessandrina. Questo fatto comportò la perdita del controllo della Biblioteca di Facoltà e fu vissuto in modo traumatico dai suoi professori che avevano vissuto il “deposito” della propria Biblioteca in quella Centrale dell'Università, piuttosto come uno stupro che come un’unione consensuale. Per la gli studi storico-giuridici, particolarmente grave fu la "perdita" della Donazione Francesco Schupfer, uno dei patriarchi della Storia del Diritto, che nella sua lunga e attiva esistenza aveva raccolto una straordinaria Biblioteca di 38000 volumi. Sicché, fallito il nuovo assetto bibliotecario che avrebbe dovuto vedere la Biblioteca Alessandrina protagonista della vita culturale e scientifica, la Facoltà riprese immediatamente a comprare per proprio conto i libri dei quali aveva bisogno, ed in una certa misura anche a ricomprare quelli che già erano posseduti nei fondi della Biblioteca Giuridica.
 Il passaggio alla nuova sede avvenne in concomitanza con l’approvazione del nuovo Statuto che, anche per venire incontro alla sempre crescente specializzazione disciplinare, prevedeva, accanto alle strutture in cui già si articolava la Facoltà, la creazione di altri Istituti, sicché furono questi a costituire, ciascuno, la propria Biblioteca.
 Nella nuova statuizione, alla Storia del Diritto Italiano non fu sùbito riconosciuta una autonomia disciplinare e, anziché come Istituto venne stabilita come “Sezione” all’interno dell’Istituto di Diritto Romano, Diritti dell’Oriente Mediterraneo e Storia del Diritto. In questa organizzazione l’insegnamento del Diritto Comune continuava a far parte della sezione romanistica.
 Fu proprio in questa sua veste ridotta di sezione italianistica di un istituto romanistico che la Biblioteca dell’Istituto di Storia del Diritto Italiano costituì il suo primo modestissimo nucleo di libri. Infatti, dal 18 maggio 1938 al 24 novembre 1947, furono ingressati 345 libri per costituire la Biblioteca della Sezione di “Storia del Diritto”. Oltre questa sezione, l’Istituto di “Diritto Romano” ne comprendeva altre due: erano quella di “Diritto Romano” e quella di “Diritti Orientali”. Ognuna di esse era dotata di una propria sezione bibliografica ed di un autonomo registro inventariale. La raccolta pertinente alla sezione italianistica costituiva quindi un piccolo insieme di libri composto per lo più da manuali e da monografie di storia giuridica, dai volumi fino ad allora pubblicati nelle collane: Corpus statutorum Italicorum, Biblioteca della Società Storica Subalpina, Fonti per la Storia d’Italia, Regesta Chartarum Italiae (per lo più edizioni di fonti documentarie e statutarie medievali, la cui acquisizione è probabilmente dovuta agli interessi scientifici di Pier Silverio Leicht, che in quello stesso volgere di anni tenne la cattedra di Storia del Diritto Italiano) e della raccolta addirittura incompleta della “ Rivista di Storia del Diritto Italiano” della quale erano possedute solo le annate XI, 1938 - XIV, 1941. A questi libri vanno aggiunti il solo primo volume degli Scripta, anecdota glossatorum, un’edizione del Corpus Iuris Civilis (1), e La Summa diuersorum tractatuum di Marcantonio Savelli(2) . Come si vede è ben poca cosa se si pensa che si tratta del frutto di quasi dieci anni di acquisizioni librarie. Anche tenuto conto del gravissimo intercorrere della guerra, la media degli acquisti è stata di circa sessanta libri l’anno(3) . Nello stesso volgere di tempo la sezione di “Diritto Romano” che aveva incamerato il considerevole lascito del Fondo Vittorio Scialoja (+1933), ammontante ad oltre novemila unità bibliografiche, aveva raggiunto, dall’1 febbraio 1937 al 24 novembre 1947, la consistenza inventariale di ben 9.934 pubblicazioni, quasi trenta volte quella italianistica. Va comunque detto che il “Fondo Scialoja” annoverava, evidentemente, una serie di fonti e di strumenti bibliografici anche di interesse italianistico e che quindi lo strumentario bibliografico a disposizione dello storico del diritto operante nell’Istituto di Diritto Romano non era limitato ai 345 libri della sezione di “Storia del Diritto”.
 La nuova politica bibliotecaria iniziata con il deposito dei libri in Alessandrina e con la relativa “Convenzione” non era affatto gradita, come si è già detto, ai Professori della Facoltà. Proprio dal titolare della cattedra di Storia del Diritto, Pier Silverio Leicht, furono effettuati dei tentativi per ottenere libri in deposito dall’Alessandrina - segnatamente quelli della Donazione Schupfer - ma vanamente. Sicché i primi dieci anni di vita di questa Biblioteca trascorsero in una desolante povertà e trascuratezza.
 La storia di una biblioteca è spesso legata a quella personale di un appassionato collezionista (che sia uno studioso, un bibliofilo, un mecenate) che si è dedicato all’attività di ricerca e di ordinamento dei libri a titolo personale o in quanto responsabile di un’istituzione. In alcuni casi la storia della costituzione e dello sviluppo di una biblioteca può intrecciarsi e addirittura far parte anche della storia di una disciplina. Questo sembra essere il caso della “Biblioteca dell’Istituto di Storia del Diritto Italiano” dell’Università di Roma “La Sapienza” e della disciplina alla quale si riferisce che, sotto certi aspetti, può essere considerata una materia ‘giovane’(4) .
 L'affermazione dell'autonomia disciplinare degli studi storico-giuridici e del Diritto Comune in particolare, si deve a Francesco Calasso(5) . Chiamato a Roma nel ‘45 per insediarsi nella cattedra di Storia del Diritto Italiano lasciata da Pier Silverio Leicht, trovò nell’Istituto di “Diritto Romano, Diritti Orientali Mediterranei e Storia del Diritto” la situazione bibliografica che abbiamo descritta. E non ne fu soddisfatto se, poco tempo dopo il suo insediamento, ebbe a denunciare esplicitamente questo stato di fatto.
 Il punto di svolta per la storia di questa Biblioteca ci fu il 29 novembre 1947 quando, a seguito di una precisa richiesta di Francesco Calasso, il Consiglio di Facoltà discusse una modifica al proprio Statuto: staccare la “Sezione di Diritto Italiano” dall’Istituto che la conteneva, per dare vita ad una entità autonoma. La seduta fu drammatica e appassionata. Il giovane Calasso attaccò la gestione del vecchio Istituto di Diritto Romano presentando dei precisi capi d’accusa: «lo stato di abbandono nel quale egli ha trovato nel 1945 la Sezione dell’Istituto dedicata alla Storia del Diritto Italiano, e in particolare, la evidente sproporzione di essa rispetto alla Sezione romanistica. Ricorda inoltre come il fondo Schupfer, che ne avrebbe dovuto costituire la dotazione legittima e preziosa, sia andato perduto». L’appoggio che gli fu offerto da Vincenzo Arangio Ruiz(6)  si concretizzò in espressioni non meno efficaci «Egli critica l’attuale organizzazione dell’Istituto, e rileva che alla Storia del diritto italiano è riconosciuta effettivamente una parte di figliastra — essendo posposta perfino ai Diritti Orientali Mediterranei — che non è proporzionata al posto che essa ha tra le materie storico-giuridiche». In quella storica seduta, il cui Verbale costituisce l' "Atto di fondazione dell'Istituto di Storia del Diritto Italiano" si può dire che si “formalizzarono” i contrasti disciplinari e metodologici tra l'italianistica e la romanistica con il loro distacco e la definitiva emancipazione della Storia del Diritto.
 Le pregnanti motivazioni ideali della richiesta del Calasso di rendere autonomo l’Istituto di Storia del Diritto Italiano, includevano evidenti motivazioni d’indole pratica. Prima di tutto l’esigenza di compiere gli studi e quindi di dotarsi dello strumentario indispensabile. In Francesco Calasso la costituzione di un autonomo Istituto storico-giuridico coincideva, in gran parte, con la costituzione della relativa Biblioteca: era questa la fucina dove formare i giovani che si avvicinavano a quella materia (e quindi alle relative fonti)  il luogo stesso di esercizio della Disciplina, la sede di una Scuola di Perfezionamento nel Diritto Medievale, la redazione della sua nuova rivista: gli «Annali di Storia del Diritto»(7) .
 Se dunque Francesco Calasso aveva esplicitamente espressa l’esigenza di allestire una Biblioteca che degnamente potesse servire agli studi storico-giuridici, la Biblioteca di Francesco Schupfer gli pareva che ne dovesse «costituire la dotazione legittima e preziosa». Il Calasso riuscì persino in quest’impresa riuscendo ad ottenere che quella Biblioteca venisse sistemata in un’apposita sala e annessa all’Istituto di Storia del Diritto Italiano. L’inaugurazione della Sala “Francesco Schupfer”(8)  costituì un avvenimento importante per la Disciplina e ne fu fatta menzione negli «Annali di Storia del Diritto»(9) . Alla circostanza della “solenne” inaugurazione, alla quale erano stati invitati tutti i Professori ordinari di Storia del Diritto Italiano, fu attribuito un valore simbolico ancora maggiore dalla contemporanea fondazione della “Società Italiana per la Storia del Diritto” che veniva costituita lo stesso giorno in quella stessa Sala. Questi i fatti salienti e straordinari dei primi anni di vita della Biblioteca.
 La sua vita ordinaria, in epoca calassiana, fu costituita dalla progettazione e dalla realizzazione della sua composizione bibliografica. Lo schema della  formazione di questa Biblioteca, che può essere seguito attraverso i registri inventariali, si divideva nei due tronconi delle fonti e della letteratura. Il primo genere, data l'esiguità delle fonti edite, venne coltivato con gli acquisti di libri antichi ricercati  nel mercato dell'antiquariato. La dedizione, la cura e l'amore posti in questa attività di ricerca, assieme alle disponibilità del mercato di quegli anni - non ancora giunto alla povertà dell'offerta e all'esosità, via via crescenti, delle successive decadi - consentirono di porre basi robuste alla raccolta di edizioni dei testi del Diritto Comune. Nel volgere di pochi anni la Biblioteca si è dotata delle fonti normative e delle opere fondamentali dei glossatori e dei commentatori; ha acquisito largamente edizioni di opere appartenenti ai vari generi letterarî con particolare attenzione per i consilia e i tractatus; ha raccolto numerose fonti statutarie e giurisprudenziali, particolarmente rotali. Sempre con riguardo alle fonti, è iniziata una raccolta di microfilm di manoscritti giuridici posseduti dalle più importanti biblioteche del mondo. Oltre ai libri antichi, ancòra in quel periodo è iniziata l'acquisizione delle fonti edite, tra le quali spiccano: la Patrologia Latina, i Monumenta Germaniae Historica, e le collane pubblicate dall'Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e dalle varie Deputazioni di Storia Patria. Sono stati accesi gli abbonamenti a tutte le riviste di interesse storico-giuridico e medievistico-documentario, acquistandone anche le annate arretrate. Anche sul versante della letteratura monografica -  apparentemente più "facile" da reprire - il recupero di ciò che era stato pubblicato precedentemente alla formazione dell'Istituto costituì una preoccupazione costante di Francesco Calasso e dei suoi allievi. Dalla prima registrazione sul libro degli Inventari del 20 luglio 1949 (che continuava dalla numerazione dei 345 volumi posseduti dalla preesistente Sezione di Storia  del Diritto dell'Istituto di Diritto Romano) all'ultima del 4 febbraio 1965 precedente alla scomparsa del Calasso avvenuta il 10 febbraio di quell'anno, furono ingressati circa 8350 libri.
 Le successive direzioni dell'Istituto - anche se contraddistinte ciascuna dalla personalità, dalla diversità degli interessi scientifici e dall'impostazione metodologica che ricadeva inevitabilmente sulla politica degli acquisti librarî - continuarono ad incrementare la Biblioteca sulla base del progetto che il Calasso aveva concepito e, in parte, già realizzato: la creazione di un fondo, il più possibile completo, di Diritto Comune con il corredo della letteratura  e degli strumenti bibliografici indispensabili per studiarla(10) .
 La Biblioteca attualmente ha una consistenza di circa 26000 volumi. I periodici sono 100 dei quali 75 correnti. La raccolta dei microfilm ammonta a quasi 500 pezzi. Il fondo antico è costituito da 7 manoscritti, dei quali uno membranaceo del XIII secolo, 4 incunaboli, 1200 cinquecentine, 1300 secentine, 1500 libri pubblicati nel XVIII secolo.
Il catalogo è informatizzato dal 1991 ed è in fase di progressivo recupero retrospettivo. La consultazione è possibile anche in Internet attraverso il protocollo telnet all'indirizzo IP 151.100.28.169, e tramite un opac Web consulatbile al sito htttp://www-isdi.ius.uniroma1.it/webif/index.htm. Ad ambedue questi indirizzi sono disponibili quattro diverse possibilità di consultazione: 1. Catalogo della Biblioteca, comprendente le monografie, gli spogli di riviste e volumi miscellanei, e i periodici; 2. Le nuove accessioni; 3. Una bibliografia dei Trattati giuridici pubblicati nelle raccolte del XVI secolo; 4. Il catalogo dei microfilm.

DESCRIZIONE DI ALCUNI VOLUMI DELLA BIBLIOTECA

Roma, Università “La Sapienza”. Biblioteca dell’Istituto di Storia del Diritto Italiano, Ms. 1
 Membranaceo, sec XIII ex., mm. 165x112, cc. 270 su due colonne di circa 41 righe. Scrittura gotica corrente, capilettera e paraffi in rosso e blu alternati, rubriche in rosso. Legatura settecentesca in pelle.
GAUFREDUS DE TRANO
 Summa super titulos Decretalium.
Incipit: Glosarum diuersitas intelligenciam textus
Explicit: et propterea malui repeti quam(?) ad omne, Deo gracias. Gloria sit Christo de cuius munere isto. Amen etc. Altra mano aggiunge: Explicit summa Gaufredi optima.
Nota di possesso alla fine del testo: Ista summa fuit bone Memorie praepositi Acquitanensis qui eleectus in episcopum mortuus est
Altra nota di possesso al primo foglio: Ex Bibliotheca PP. Carmelitarum Diuionensium
 

INCUNABOLI

ANTONINUS FLORENTINUS
Tractatus notabilis de excommunicationibus, suspensionibus, interdictis irregularitatibus et penis. Titulus de sponsalibus et matrimonio, Venetijs, Johannes de Coloniae Agrippinae ac Johannes Manthen, 1480, sexto idus Maij; 4°, 136 c.n.n.
IGI 607   GW 2071

PETRUS DE MONTE
 Repertorium utriusque iuris. Pars Secunda. Colophon: […] emendatum per excellentissimum legum doctorem dominum Comitem  de Aluarotis in iure ciuili publice in florentissimo gimnasio Patauino legentem […], Patauij, Per honorabilem virum Joannem Herbort de Silgenstat, Anno Domini 1480, die xvi Nouembris; fol., 377 c.n.n.
IGI 6724     BMC VII 917

GRATIANUS
 Decretum, seu concordantia discordantium canonum, cum apparatu Bartholomaei Brixiensis, Venetijs, Per Georgium Arrivabene Mantuanum, Anno salutis 1493, die xij Octobris; fol., 334 c.n.
GW 11378   IGI 4411

PAPIAS
 Vocabularium, Venetijs, Per Philippum de Pincis Mantuanum, 1496, die xix Aprilis; fol., 191 c.n.n.
IGI 7207   BMC V 497



 

NOTE

* Questa scheda, con l'aggiunta di un apparato iconografico, è stata pubblicata sul numero 2, 1998 degli "Annali di Storia delle Università Italiane", p. 201-205. Per la stesura di queste pagine si è fatto riferimento, in parte e in forma sintetica, anche ai capitoli finali di un lavoro più ampio (G. COLLI, Per salir degnamente la cattedra. Biblioteche, Bibliotecarie Professori alla Sapienza romana (1870-1957). La Biblioteca dell'Istituto di Storia del Diritto Italiano, pubblicato  su  «Il Bibliotecario», 1998, 1, p.97-196.
 (1) Nell'ed. Venezia, Giunti, 1591-1592, 6 v. in 4°. L'esemplare è stato iscritto nel registro degli ingressi il 2 maggio 1938, con i n. 2-9.
  (2) Nell'edizione di Venezia, Paolo Baglioni, 1697, 5 v. in fol. L'esemplare è stato iscritto nel registro degli ingressi il 14 novembre 1941, con i n. 295-299.
 (3) Lo schema delle acquisizioni, suddiviso per anni solari, è il seguente: nel 1938, 40 volumi; nel 1939, 32 volumi; nel 1940, 39 volumi; 1941, 189 volumi; 1942, nessuno; 1943, 44 volumi; 1944-1946, nessun volume; 1947, 1 volume; 1948, nessun volume.
  (4) Per una storia disciplinare della Storia del Diritto Italiano, cf. ENNIO CORTESE, Storia del diritto italiano in Cinquanta anni di esperienza giuridica in Italia, cit., p. 787-858.
  (5) Sulla figura di questo studioso e sul fondamentale ruolo che ha svolto nella disciplina e per la disciplina nell’arco centrale di questo secolo,  si sono  necessariamente incentrati gli studi della storiografia giuridica. La bibliografia, dunque, è molto ricca. I dati essenziali sono in ENNIO CORTESE, In memoriam. Francesco Calasso, in «Bullettino dell’Istituto di Diritto Romano “Vittorio Scialoja”», III Ser., 7, 1965, p. 365-379; ID., [voce] Calasso, Francesco, in DBI, XVI, 1973, p. 465-469.
  (6) Su questo studioso cf. MARIO TALAMANCA, Vincenzo Arangio Ruiz (1884-1964): trent’anni dopo, in «Bullettino dell'Istituto di Diritto Romano  “Vittorio Scialoja”» III Ser., 35-36, 1993-1994, p. ix-xxxiv.
  (7) Questa è la testimonianza di E. CORTESE, In memoriam, cit., p. 365: «La creazione di un istituto autonomo e di una biblioteca specializzata ricca di opere anche rare, ricercate ad una ad una con amore e acquistate — negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra — pur nel continuo disagio dato da finanziamenti troppo esigui; l’istituzione di una scuola di perfezionamento atta a consentire ai giovani, che muovevano i primi passi nello studio della storia del diritto, il contatto con personalità italiane e straniere, periodicamente chiamate a tener cicli di conferenze e a illustrare i risultati gli ultimi risultati delle loro ricerche; il lancio degli Annali destinati a diventare sùbito una rivista di valore internazionale […]»
 (8) Purtroppo quella Sala oggi non esiste più, e la Biblioteca Schupfer è ritornata ad essere gelosamente custodita nei magazzini della Biblioteca Alessandrina. Vicende che hanno coinvolto l’Istituto di Storia del Diritto Italiano e l’Istituto di Diritto Romano, hanno di fatto assegnato al secondo, a danno del primo, la Sala Schupfer, che è stata anche tramezzata e divisa in tre ambienti. Perfino il busto di quell’insigne storico è stato rimosso.
 (9) Inaugurazione della Sala “Francesco Schupfer” e fondazione della “Società Italiana per la Storia del Diritto”  in «Annali di Storia del Diritto» 1, 1957, p. 578 nella sezione Cronaca. La selezione dei volumi della mastodontica Biblioteca di Schupfer da collocare nell’apposita Sala — che se pur grande non poteva contenerli tutti — fu effettuata con il determinante contributo Piero Fiorelli ed Ennio Cortese, allora Assistenti della cattedra di Calasso. Il testo della cronaca è riportato integralmente nell’Appendice 5.
 (10) Al Calasso sono succeduti, nella direzione dell'Istituto, Guido Astuti, Bruno Paradisi, Giovanni Cassandro ed Ennio Cortese (in carica dal 1988).